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Davide Musso (editor)
davidemusso@terre.it
Scrittura, editoria, dintorni: l'ennesimo blog letterario
  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Gaia Rayneri.

    Questa è la storia di un'ingiustizia. La storia di Pulce, una bimba autistica di nove anni sottratta alla famiglia dai servizi sociali che, basandosi sul metodo della "comunicazione facilitata" (un sistema utilizzato per aiutare ad esprimersi chi soffre di autismo), credono di ravvisare i segnali di abusi commessi dal padre, stimato medico torinese, ai danni della piccola, che viene quindi accolta in una comunità per minori. Il problema è che la comunicazione facilitata è un sistema poco affidabile. Ecco dunque che tutta la storia degli abusi si rivela essere un grande errore, "pagato" dai parenti di Pulce, oltre che da Pulce stessa, che alla fine riesce a tornare dai suoi.
    Pulce non c'è, esordio narrativo della 23enne Gaia Rayneri, è un romanzo che non è un romanzo: è la storia dell'autrice, di sua sorella e della sua famiglia, una storia vera che qui viene volutamente trasfigurata dagli occhi di Margherita, nella finzione sorella tredicenne di Pulce, che con il suo sguardo ingenuo sul mondo, con le sue fantasie inarrestabili e le divagazioni stralunate, riesce a rendere sopportabile una vicenda di per sé durissima.


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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Giulio mozzi sui corsi di scrittura.

    È per questo che a Terre di mezzo ci stiamo "inventando" un laboratorio di scrittura creativa per bambini. Ed ecco, qui sotto, quel che pensa Giulio Mozzi della faccenda.

    Nel tuo libro (non) Un corso di scrittura e narrazione scrivi che quello che si può insegnare, circa la scrittura, è la tecnica, ma - mi pare di capire - con il talento c'è poco da fare: o c'è o non c'è. Tu tieni da anni corsi e workshop di scrittura: cosa ti ha spinto a iniziare e cosa ti spinge a continuare? In altre parole - citando involontariamente Masini - perché lo fai?
    Non considererei solo tecnica e talento: c'è anche il capitale sociale che uno eredita. Io sono figlio di borghesi colti, sono stato allevato nella lingua italiana, non mi è mai stata negata alcuna occasione formativa curricolare, sono cresciuto in una casa piena di libri, eccetera. C'è chi nasce con la camicia, come me, e chi no. La cosa vera che si può fare, in corsi e laboratori di scrittura e narrazione, è combattere la differenza tra chi è nato con la camicia e chi no. Perché, ovviamente, chi è nato con la camicia ha il dovere morale e politico di combattere questa differenza.



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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Si può imparare a "fare" gli scrittori?

    Ha senso frequentare un corso di scrittura creativa? L'abbiamo chiesto a Paolo Cognetti

    Secondo te è possibile insegnare a scrivere? Se sì, che cosa?
    Forse sarebbe meglio chiederci: si può insegnare a fare arte? O al contrario: perché insegniamo a dipingere, a suonare, a recitare, e dubitiamo che si possa insegnare a scrivere, come se lo scrittore dovesse essere l'unico artista autodidatta?
    Naturalmente, la scrittura non è solo una tecnica. Dunque non è come insegnare a nuotare o a guidare la macchina. Ma scrivere richiede strumenti che possono essere trasmessi, o almeno perfezionati: prima di tutto saper leggere bene, cioè capire come funzionano le storie che leggiamo. Imparare a riconoscere i modelli che possiamo utilizzare scrivendo.
    E poi avere a disposizione un ambiente ricettivo e uno sguardo critico, onesto e competente sul nostro lavoro. Non è poco, non ti pare?

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista inedita a Alice McDermott.

    Alice McDermott è la classica autrice che ti chiedi perché diavolo in Italia non la conosca praticamente nessuno, mentre in America è uno dei grandi nomi del firmamento letterario nazionale, due volte finalista al Premio Pulitzer e vincitrice del National Book Award (date un'occhiata agli articoli su di lei pubblicati dal New York Times). Terre di mezzo ha riportato in libreria dopo vent'anni il suo romanzo Una cosa difficile come l'amore e di recente anche Einaudi si è "accorta" dell'esistenza di questa scrittrice (guarda caso con il libro arrivato in finale al Pulitzer nel 2007, quando vinse Cormac McCarthy con La strada), mentre in passato ci avevano provato Rizzoli e Garzanti, senza poi proseguire.
    Ecco l'intervista che Alice McDermott ha gentilmente concesso a le parole necessarie.



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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Ivan Guerrerio, Premio Calvino 2009.

    Una storia di formazione che attraversa tre decenni, dalla contestazione degli anni 70 ai nostri giorni malati. Un amore adolescenziale per un ragazzina bellissima che diventa un mito "proibito" e pop dell'Italia che sta cambiando e non si riconosce più. Un ritratto spietato di una città, Milano, che è stata motore di un intero paese ma anche brodo di coltura per molti dei suoi mali (Tangentopoli, il berlusconismo, la tv spazzatura - a ben vedere tutti e tre strettamente legati). Ecco Splendido splendente (Agenzia X), il romanzo breve e folgorante con cui Ivan Guerrerio, al suo esordio, ha vinto il Premio Calvino 2009.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista inedita all'autrice di "La fine di Alice" e "La figlia dell'altra".

    Nel 1989 ha affidato il suo esordio a un libro scritto quando aveva 19 anni, un romanzo su di un ragazzino che scopre l'omossessualità del padre ed è costretto a reinvetarsi l'immagine e il rapporto che aveva con lui. Con La fine di Alice ha toccato il tema nero della pedofilia. In un memoir intenso come La figlia dell'altra ha messo a nudo il suo passato, raccontando, lei figlia adottiva, del suo incontro con la madre biologica all'età di trentun anni.
    A.M. Homes oggi di anni ne ha quasi 48 e vive a New York, dove insegna scrittura creativa all'università.

    Come - e perché - hai iniziato a scrivere?
    Ho iniziato a scrivere quanto avevo più o meno quindici anni - e con questo intendo scrivere quotidianamente. Perché? Perché è un modo di organizzare la mia esperienza, di esaminare/comprendere il mondo intorno a me, e spesso è un modo meraviglioso per viaggiare nel tempo, per esplorare cosa vuol dire essere qualcuno di diverso da me stessa.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Giorgio Falco.

    Intrappolati nelle loro vite "a schiera" in quel di Cortesforza, centro residenziale immaginario ma fin troppo reale alle porte di Milano, i personaggi di L'ubicazione del bene (Einaudi), secondo lavoro di Giorgio Falco dopo il precedente Pausa caffé (Sironi), lottano per restare a galla, alla ricerca di un "bene" che non riescono a trovare.

    Scrivi che Cortesforza è "qualsiasi luogo". Perché?
    Cortesforza è la rappresentazione di tutti i possibili luoghi suburbani, costruiti sul modello americano adattato al territorio italiano: dipendenza dall'auto, dispersione abitativa che coincide con una dispersione affettiva. Un luogo politico, pur nella sua asetticità che, fin dal nome, sminuisce anche la Storia. I personaggi hanno comprato qualcosa di più di una casa: uno stile di vita, e quindi, un sogno.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Jadelin Mabiala Gangbo, autore del romanzo "Due volte" (edizioni e/o).

    Da ragazzino ero fissato con le citazioni. Frasi rubate a libri e canzoni con cui riempivo le pagine del diario di scuola. Nel suo ultimo romanzo (Due volte, edizioni e/o), Jadelin Mabiala Gangbo, scrittore italiano di origine congolese, dà voce con un candore commovente alle micro avventure di Daniel e David, gemellini rasta ospiti di una comunità per minori in attesa che il padre esca dal carcere, e regala al lettore delle perle memorabili ("La chiamiamo Faccia di Muro (...). A lei non interessa piacere alla gente, lei è già soddisfatta di stare tutto il giorno attaccata alla parete dell'aula giochi a guardarci giocare come fosse un ragno"; "Finché non sai niente di loro i bambini nuovi sono solo bambini a forma di punto interrogativo"; "E' strana Agata. E' come un vecchio quadro che ti guarda") che fanno rimpiangere di non avere più quindici anni e una Smemoranda a portata di mano.

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista inedita all'autore di "La più lucente corona d'angeli in cielo".

    Ho l'impressione che spesso - forse un troppo spesso - tendiamo a dimenticarci che uno scrittore, per quanto famoso e celebrato, è e resta un essere umano. Il problema è che a volte sono gli stessi scrittori a dimenticarselo. Ma questo, ovviamente, vale un po' per tutti. Poi succede che trovi un autore - uno che il New Yorker ha inserito tra i più significativi degli ultimi anni - felice di presentare il suo ultimo libro in un circolo Arci alla periferia di Milano, felice per quelle quaranta persone che, pur di sentirlo parlare, hanno sfidato la pioggia e il traffico all'ora di punta in un giorno feriale, quelle quaranta persone che fanno domande anche oltre il termine della presentazione e lui se sta lì, a chiacchierare amabilmente con ognuno. Be', trovi uno scrittore così e finisce che quasi ti stupisci. Ed è strano, no?

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Intervista a Marco Videtta.

    Ha esordito a quattro mani con Massimo Carlotto e, da poco, è in libreria con Un bell'avvenire (entrambi i libri sono usciti per le edizioni e/o), romanzo dal sapore noir che racconta l'Italia del '48, appena uscita dal Secondo conflitto mondiale, e indaga l'identità fascista del nostro paese. Tema fin troppo attuale: "Ho parlato del passato con uno sguardo rivolto al presente" dice Videtta in questa intervista. "Basti pensare che Mussolini conquistò il parlamento grazie ad una riforma della legge elettorale che gli regalò un cospicuo premio di maggioranza…".

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  • nero su bianco, le interviste come una volta

    Parla Jory John, della scuola di scrittura fondata da Dave Eggers.

    Dimenticatevi i compiti in classe e quando stavate dietro a un banco, scordatevi dei cd contraffatti, dei falsi artistici e compagnia bella. Copiare, in certi casi, serve e veicolare buone idee. Prendete per esempio l'esperienza di 826 Valencia, la scuola di scrittura creativa non-profit fondata a San Francisco dallo scrittore Dave Eggers: è nata per aiutare bambini e adolescenti con problemi scolastici ed è pensata per rendere la scrittura una pratica “emozionante”, come ci racconta Jory John, direttore dei programmi di 826 Valencia.

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