Giornalista professionista, lavora a Terre di mezzo Editore come editor. Ha pubblicato, tra l'altro, il libro di interviste Voglio fare lo scrittore (Terre di mezzo) e la raccolta di racconti Vita di traverso (Gaffi editore), finalista al Premio Tondelli 2009. Un suo racconto inedito è presente nell'antologia Giovani cosmetici (Sartorio editore) ed è uno dei 330 autori del Dizionario affettivo della lingua italiana curato da Matteo B. Bianchi e Giorgio Vasta per Fandango libri.
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nero su bianco, le interviste come una volta
Intervista a Ivan Guerrerio, Premio Calvino 2009.
Una storia di formazione che attraversa tre decenni, dalla contestazione degli anni 70 ai nostri giorni
malati. Un amore adolescenziale per un ragazzina bellissima che diventa un mito "proibito" e pop dell'Italia che sta cambiando e non si riconosce più. Un ritratto spietato di una città, Milano, che è stata motore di un intero paese ma anche brodo di coltura per molti dei suoi mali (Tangentopoli, il berlusconismo, la tv spazzatura - a ben vedere tutti e tre strettamente legati). Ecco Splendido splendente (Agenzia X), il romanzo breve e folgorante con cui Ivan Guerrerio, al suo esordio, ha vinto il Premio Calvino 2009.Il tuo libro, mi pare, contiene almeno due storie: una d'amore, a distanza, tra il protagonista Marzio Milani e Moana Pozzi, e poi la storia degli ultimi trent'anni del nostro paese, dalla contestazione degli anni 70 al berlusconismo odierno, passando per i luccicanti edonistici anni 80 e Tangentopoli nel decennio successivo. In questo Marzio incarna i vari passaggi, dall'impegno politico ai tempi della scuola alla sua successiva occupazione come rappresentante di giochi di società. Perché hai ancorato entrambe le storie a un'icona del porno divenuta fenomeno pop?
Gli Ottanta del secolo scorso sono gli anni del "corpo di massa", della palestra e del fitness. Sono gli anni del corpo come feticcio: Kim Basinger, che riempie i sogni di una generazione spogliandosi controluce in "Nove settimane e mezzo"; Schwarzenegger uomo/macchina in "Terminator". Moana è un corpo perfetto ma molto più vicino a noi anche perché, alla fine, mortale. Poi arriverà il corpo come arma delle bombe umane in Palestina ed in Iraq.Del tuo romanzo mi ha colpito molto il sottotitolo: "Romanzo per Moana" e non "su moana" , cioè quasi una dedica. Perché? Come nasce questo testo? Da quali spunti e con quali obiettivi?
Perché è una dedica a chi ha fatto da medium per evocare lo spettro di un'epoca. Il libro è per me la storia di un'adolescenza come tante a Milano fra gli anni Settanta e gli Ottanta e la storia dell'impossibilità di crescere mentre un intero paese regredisce.
La figura di Moana Pozzi rimane sempre sullo sfondo. È molto bella l'immagine, ad un certo punto, di lei descritta come un vestito senza corpo: tu la rendi molto umana, carne ossa e cervello (e lo si capisce bene da quella sua lettera/diario che a un certo punto spezza la narrazione), ma nella sua vita da pornostar Moana è stata l'esatto contrario...
Non sono d'accordo. Moana Pozzi è esattamente "Un corpo e un anima" ( anche se questa è Canzonissima e non Sanremo). La lettera che scrive a Marzio nel libro è un collage di cose che lei ha effettivamente detto (fatti salvi alcuni raccordi narrativi). Ho provato a renderla con parole mie ma non funzionava. Moana ha scritto alcune cose che colpiscono, molto differenti dal personaggio che interpretava, che la mostrano in una luce diversa e più complessa (come Norma Jeane ma meno disperata).
Altro personaggio del libro è la città di Milano, dove vive il protagonista e dove vivi tu, e Milano non ne esce bene: di lei scrivi che "pare sempre oscillare tra New York e Varese". Di fatto è e resta una città provinciale.
Il libro è anche la storia di questa città dove vivo e che amo molto ma che è prigioniera di uno spettro che non si riesce ad esorcizzare. Ho odiato gli anni Ottanta, non vorrei finire a rimpiangerli (come dire... era meglio avere il "Teatrino" che l'ennesimo, affollato, ufficio di Poste Italiane).
Note stilistiche: il tuo libro è pressoché privo di punteggiatura, si deve leggere d'un fiato e senza pause, tranne quando è Moana a parlare in prima persona, o meglio a scrivere la famosa lettera. Perché questa scelta? E poi spiegami perché hai dato tanto alla musica, visto che ogni capitolo prende il titolo da una canzone di Sanremo.
Il tentativo è quello di rendere, usando un paragone cinematografico, un piano sequenza in soggettiva. Per ogni capitolo alcune ore o una giornata della vita di Marzio vissuta in diretta.
Sanremo lo guardavo quasi di nascosto perché non era politicamente corretto negli ambienti che frequentavo... da questo punto di vista è un outing. Poi c'è l'idea che l'Italia è il paese che canta
"Felicità" e che pochi mesi dopo assolve i neofascisti per la strage di Piazza della Loggia.
Cosa ci resta oggi di Moana?
Magari la sua tomba senza nome. Cosa ci rimane di Marylin o anche del Che? Da un certo punto vista solo un'immagine da stampare sulle magliette. Ma da un altro è sempre possibile cercare di interrogare chi non c'è più per capire cosa ha da dire sull'epoca che viviamo. Marylin, il Che o Moana Pozzi...
[© Davide Musso, 22 dicembre 2009]



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